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LE FAMIGLIE ALLARGATE

Oggi le famiglie cosidette allargate sono sempre più numerose..ma prima che molte famiglie possano dirsi tali, si devono considerare delle criticità che  cominciano ad apparire  quando per esempio, l’ex coniuge deve comunicare all’ex marito o all’ex moglie della presenza della nuova compagna o del nuovo compagno e dei relativi figli presenti.

Molti, nel tentativo di “tutelare” i figli, soprattutto se minori, decidono di posticipare( di molto) la comunicazione, pensando erroneamente, che i bambini non debbano sapere per non subire traumi.

Allora mi chiedo:” è più traumatico per un bambino sapere che c’è un’altra persona (con relativi figli) nella vita di mamma e papà o è meglio che il figlio o i figli vivano nella non conoscenza di ciò che accade attorno a loro”…

Molti sono sicuramente i punti di vista, ma ciò che conta è che tutto il sistema famiglia trovi la serenità (e questo dipende dagli adulti).

Un bambino quando viene accolto ed integrato nelle nuove famiglie di cui fa parte, e lì ha buone relazioni, allora il sistema funziona.

Un bambino che non sa come stanno le cose spesso lavora di fantasia, tra cui l’essere abbandonato o essere escluso. Affinché questo non avvenga è meglio spiegare con parole adatte alla sua età e con calma ciò che succede.

Il bisogno di rassicurazione è tra i più importanti da considerare. Rassicurare che l’amore per i figli non verrà mai meno è indispensabile..

Suggerisco sempre di non nominare i figli di nuove famiglie “fratellastri”che ci ricordano le più brutte trame di favole poco educative..

chiamiamoli per nome e loro saranno felici…

“Abbiamo bisogno di Verità, di concretezza, di Amore”.

 

 

Bambini provocatori/oppositori: come comunicare senza configgere

Una mamma, un papà, un insegnante, un educatore che ha a che fare con bambino oppositore/provocatore, prima o poi finisce con esprimersi con le seguenti parole:” non lo sopporto più”, “mi fa perdere la pazienza”, “cerca continuamente il litigio”, “è un tiranno, fa quello che vuole e non ascolta nessuno”…

Il bambino oppositore/provocatore continua e continuerà a provocare, perché è l’unico modo che conosce per ottenere attenzione da parte del mondo adulto. Nella sua mente, entra spesso questo pensiero: “visto che provocando, ottengo attenzioni, meglio per me continuare a provocare. Se non lo facessi, nessuno mi darebbe le attenzioni di cui ho bisogno”.

La domanda allora è: “esiste un modo alternativo per comunicare in maniera efficace con questi bambini senza configgere necessariamente?”

Certamente, ma in che modo?

Comunicando in maniera rispettosa, ascoltando le reali esigenze del bambino e instaurando quella relazione di fiducia che permette al bambino stesso di raccontare di sé senza essere giudicato…

Per una Pedagogia del benessere

 

IL SISTEMA FAMIGLIA

Non esiste un bambino o dei fratelli con problemi!

Esiste una famiglia (anche con mono genitore), che spesso vive qualche disagio nella relazione tra i componenti.

A volte sono delle semplici difficoltà di tipo organizzativo, come ad esempio il momento  della cena o della nanna; a volte ci sono difficoltà di gestione dei figli: non si conosce bene il proprio stile educativo o ci si mette in crisi sullo stesso. Molte volte ci sono visioni educative diverse tra i coniugi, o anche con i nonni o con la baby sitter….tanti possono essere i motivi per provare disagio in famiglia.

Quello che è importante è considerare la famiglia come un  sistema, dove tutti i componenti devono crescere, stare bene ed essere felici.

Laddove può emergere una criticità, si valuta tutti i componenti della famiglia, le logiche relazionali, la loro comunicazione.

Ognuno di noi, per stare bene, deve sentirsi integrato nel sistema famiglia, voluto dal sistema famiglia, Amato dal sistema famiglia.

 

 

ESSERE GENITORI

Tutti noi nasciamo figli, figli di genitori. Ad un certo punto della vita possiamo scegliere se diventare genitori di altri figli.

Questa è in sintesi la storia dell’umanità. La differenza è nella consapevolezza di vivere questo ruolo: in altre parole, conosciamo il nostro stile educativo e comunicativo? Le nostre azioni educative e non, sono consapevoli o casuali?

Ci sono sostanzialmente due filoni di pensiero: coloro che pensano che educare sia un gesto spontaneo, casuale e che non servano insegnamenti e coloro che invece pensano che si possa educare con metodo e consapevolezza finalizzati a far crescere il proprio figlio in maniera  sana e armonica.

Il mio ruolo è quello di “sedermi a fianco del genitore / genitori, osservare ciò che accade, ascoltare attivamente e condividere pensieri e riflessioni che possono essere utili alla crescita del bambino”..